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Come la vita, la sua potenza vivente, attraversa l’arte? Come la fotografia “sopporta” le immagini? Attraverso il linguaggio fotografico cerco di eludere le consuetudini dello sguardo. Fotografo cercando il contatto con un’animalità selvaggia, preistorica, infantile, senza volontà artistica, in cui non posso vedere qualcosa senza esserne toccata. Ricerco quella visione ravvicinata per cui lo spazio contenuto nelle immagini non è semplicemente visivo, ma è innanzitutto spazio tattile e uditivo. Non è possibile prendere distanza da ciò che vedo, non sono di fronte a qualcosa senza esserne dentro.

Esperimento sul centro e sulla perdita del punto di vista, per trasformare pensieri e sogni.
Un’immagine non è mai completa, finita,
cerca l’incontro
Così non sono più l’osservatrice solitaria che scatta la foto e se ne va:
Provo a ricatturare le sensazioni che ho provato

le immagini continuano a trasformarsi attraverso di me, ciò che ho visto, ciò che penso!